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SANAUSA a New York ha spalancato le porte dell’America al BIO e al tipico Made in Italy

Grande attesa per l’imminente debutto di SANA USA

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Grande attesa per l’imminente debutto di SANA USA

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Mancano meno di due settimane al debutto di SANA USA, First Organic and Typical Italian Quality Food & Wine Expo, che avrà luogo il 3 e il 4 novembre a New York presso l’Hotel Marriott Marquis, in Times Square. La prima manifestazione fieristica finalizzata a supportare le aziende italiane interessate ad esportare i propri prodotti agro-alimentari biologici e tipici certificati nel mercato statunitense.

Un importante momento d’incontro tra i migliori produttori italiani e i buyer americani della grande distribuzione, del dettaglio specializzato e della ristorazione. Ad oggi sono oltre trenta le aziende italiane che hanno aderito all’iniziativa; fra i partecipanti, i produttori della Regione Lazio, della Regione Emilia Romagna, della Regione Abruzzo e della Provincia e la CCIAA di Bologna.

L’evento, promosso e organizzato da Fiere e Comunicazioni in collaborazione con la Camera di Commercio Italo-Americana di Los Angeles ed i suoi partners - la Camera di Commercio di NY e l’Italian Wine & Food Institute, sarà così articolato:

Lunedì 3 novembre: Seminario informativo e cena inaugurale
Il seminario, che si terrà presso la sede della IACC di New York in Fifth Avenue, verterà sul mercato americano dei prodotti agro-alimentari di qualità, in particolare quelli italiani biologici e tipici certificati, tracciando una panoramica dei relativi consumi e canali di distribuzione, per poi illustrare le modalità di esportazione nel mercato statunitense.
La cena di inaugurazione di SANA USA avrà invece luogo presso l’Hotel Marriott alla presenza di importanti personalità cittadine e di giornalisti e opinion leader del settore agro-alimentare.

Martedì 4 novembre: Giornata Fieristica e Wine and Oil Tasting
La giornata fieristica sarà interamente dedicata all’incontro e alle trattative commerciali tra i produttori italiani e i buyer statunitensi, molti dei quali hanno già confermato la propria presenza.
Nel corso della fiera verrà inoltre effettuata la degustazione, da parte di sommelier e giornalisti, dei migliori oli d’oliva e vini italiani, che si concluderà con la premiazione dei vincitori.

Il bio negli USA:  Facts and figures
Il biologico negli USA:  La normativa

Negli Stati Uniti l’agricoltura biologica viene praticata sin dal 1950, ma il mercato fino ad ora aveva stentato a decollare per carenze normative. Come riconoscere gli alimenti biologici? Negli Stati Uniti, dove solo alla fine del 2002 è stato istituito un severo codice per la certificazione, questo era un problema particolarmente sentito. Proprio per venire incontro all’esigenza di chiarezza e trasparenza avvertita dal consumatore, il Dipartimento americano dell’Agricoltura (USDA - US Department of Agricolture) ha introdotto un nuovo sistema di etichettatura dei prodotti naturali. L’attuale regolamento, entrato in vigore nell ’ ottobre del 2002, ha delineato un Programma Nazionale Biologico (il National Organic Program), che stabilisce criteri di certificazione e parametri di valutazione unici e validi in tutti gli Stati Uniti. Nello specifico, i regolamenti entrati in vigore nell’ottobre 2002

  • stabiliscono uno standard nazionale per i prodotti biologici ed elencano una lista di sostanze permesse e    proibite nella produzione di alimenti biologici
  • stabiliscono le norme per la certificazione
  • stabiliscono regole aggiuntive per l ’ etichettatura
  • stabiliscono regole per l ’ importazione di alimenti biologici

Il marchio  " USDA/Organic " , riportato sugli alimenti biologici, garantisce ufficialmente che il prodotto non contiene pesticidi, OGM, ormoni sintetici e additivi chimici.
Ciò agevola sensibilmente la produzione, il commercio e la circolazione di prodotti alimentari biologici tra i singoli stati degli USA e tra questi e il resto del mondo. Il consumatore, infatti, ora ha la certezza che questi prodotti rispondano a requisiti di realizzazione, modalità di controllo ed etichettatura uniformi, anche se importati dall’estero. 

Numeri

  • Superficie dedicata all’agricoltura biologica: 1.000.000 di ettari, pari allo 0,22% della SAU 
  • Il mercato è passato da un miliardo di dollari nel 1990 a 13 miliardi nel 2003 (+40% rispetto al 2001). I principali istituti di ricerca ritengono che nel 2005 il mercato americano dei prodotti biologici varrà 20 miliardi di dollari, con una spesa di 62,9 dollari pro capite, mantenendo nei prossimi anni un tasso di crescita tra il 18 e il 25% annuo
  • Il 54% della popolazione ha provato prodotti biologici
  • Il 29% della popolazione consuma più prodotti bio rispetto al 2002
  • Il mercato biologico rappresenta l ’ 1-2% del mercato totale

 Fattori di crescita

  • Le nuove legislazioni federali sull’etichettatura
  • La maggior attenzione dei consumatori per la salute
  • Maggior consapevolezza del rapporto tra salute e alimentazione sana

 Market Drivers
 1) Trend dell’healthy living (influenza forte)
 2) Sicurezza: BSE, OGM (influenza media)
 3) Sensibilità alle tematiche ambientali (influenza bassa)

 Market Barriers
 1) Prezzo elevato rispetto agli alimenti tradizionali. A tal proposito lo USDA sta attuando iniziative di
     finanziamento alle conversioni, con conseguente aumento dell ’ offerta e calo dei prezzi
 2) Offerta limitata presso i punti vendita di piccole dimensioni e nelle piccole città

 Distribuzione

  • Il 49% dei prodotti bio è venduto nei supermercati
  • In vendita anche nei 20.000  " Natural Food Stores "
  • In vendita nel 73% dei negozi di alimentari
  • Il 30% delle vendite di prodotti naturali confezionati transita attraverso le catene di vendita tradizionali

 La grande distribuzione sta cercando di dedicare sempre più spazio ai prodotti naturali e biologici e di erodere in tal modo un mercato eccezionalmente promettente che finora è rimasto saldamente in mano ai produttori e distributori specializzati. 
 In ogni caso, i supermercati bio restano la destinazione privilegiata di consumatori e produttori. A guidare quest’ultimo gruppo ci sono le catene naturali Whole Foods e Wild Oats, che prevedono di aprire ciascuna 50 nuovi negozi nei prossimi due anni.
Secondo il Nutrition Business Journal, nel 2002 il 40% dei prodotti biologici è stato acquistato presso i supermercati tradizionali di grandi dimensioni (34% nel 2000 e 31% nel 1998). Secondo le previsioni della stessa fonte, nel 2006 la GDO avrà superato i punti vendita specializzati in prodotti biologici.
 Secondo alcuni analisti statunitensi, la crescita del biologico porterà entro breve ad una sua diffusione capillare anche al di fuori dei tradizionali punti vendita specializzati.  " In cinque anni i prodotti bio saranno ovunque - commenta Scott Van Winkle, della banca d ’ investimento Adams, Harkness & Hill. Negli USA già ora presso la catena di supermercati 7_Eleven sono in vendita snack biologici, mentre negli stadi di football si stanno diffondendo hot dog vegetariani alla soia, che, sebbene non siano ancora biologici, denotano comunque un’attenzione dei consumatori verso prodotti più sani " .

 I prodotti biologici più acquistati presso i pv specializzati
 1) Frutta fresca e vegetali
 2) Bevande (importate)
 3) Pane e prodotti da forno
 4) Prodotti confezionati (importati)
 5) Latticini

 Il mercato del vino biologico

  •  L’Italia detiene una posizione di primo piano nell’export di vino con il 72% del totale dei volumi commercializzati
  • Importazioni USA di vini italiani tipici certificati (2002): 187.300.000 di litri (contro i 102.700.000 importati dalla Francia) per un totale di 735,7 milioni di dollari.

Il tipico e il fenomeno del falso made in Italy
Il mercato dei prodotti tipici ha registrato nel 2002 un incremento del 2,7%
Il falso  " made in Italy " alimentare è presente in USA sette volte su dieci nel caso di acquisto di pasta, olio, vino e formaggio sul mercato statunitense (un olio o un vino su due sono falsi).
 Secondo una stima della Coldiretti, il fatturato dei prodotti tipici nazionali arriva a 7,6 miliardi di Euro l’anno; le esportazioni ne valgono 1,4. Il fatturato delle imitazioni statunitensi degli stessi prodotti raggiunge 3,5 miliardi di dollari, un valore pari a quasi 2,5 volte quello dei prodotti nostrani. La classifica degli alimenti più imitati vede al primo posto la pizza, seguita da salse e condimenti, cibi pronti, formaggi, ortofrutta, prodotti da forno, pasta, vino e olio.


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