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Fanghi: salute e bellezza

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Fanghi: salute e bellezza

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Il fango è un prodotto naturale, utilizzato sin dall’antichità per curare dolori, dermatiti e persino patologie degenerative della pelle quali la lebbra(1). Il curato Kneipp, fondatore dell’idroterapia, sosteneva che l’argilla - uno dei componenti principali di molti fanghi - se applicata sulla pelle sotto forma di cataplasma, guariva le ulcere e le ferite e assorbiva quanto di putrido e malato ci poteva essere sull’epidermide stessa.

Che rapporto c’è tra l’argilla e i fanghi?

Esistono fanghi naturali e fanghi artificiali. Molti fanghi naturali sono composti prevalentemente da argilla e acqua. Oltre all’argilla possono essere presenti piccolissime particelle di altre sostanze naturali di origine minerale o vegetale. L’acqua presente nei fanghi naturali può essere acqua marina, di lago, o sorgiva.

I fanghi artificiali vengono invece preparati con argilla e acqua minerale o termale; vengono lasciati maturare dentro grandi vasche per un certo periodo di tempo e quindi utilizzati per curare le varie patologie. 

In ogni caso, la componente argillosa è predominante sia nel fango naturale che in quello artificiale. Che le componenti terapeutiche principali dei fanghi siano l’argilla e l’acqua non è casuale e lo studio del binomio acqua-argilla è estremamente interessante; entrambi hanno una particolarissima struttura di base costituita da un tetraedro, una struttura formata da 4 triangoli. Nell’antica medicina ayurvedica tali forme geometriche triangolari venivano chiamate forme “yantriche”; fungevano da catalizzatori dell’energia cosmica sulla terra e, d’altra parte, costituivano la rappresentazione figurativa del corpo degli dei. Nell’antica Grecia, per i pitagorici, il triangolo era l’archetipo di tutte le forme; persino l’atomo aveva forma triangolare. 

Questa particolare struttura tetraedrica-triangolare-yantrica conferisce all’argilla una grande capacità di assorbimento.
Se l’argilla viene esposta al Sole assorbe l’energia solare, mentre se viene applicata - sotto forma di cataplasma (fango) - sulla pelle malata o su un arto dolente, ne allevia il dolore perché, per dirlo con una immagine, assorbe il male e il dolore stesso. 
Grazie alle proprietà terapeutiche dell’argilla in essi contenuta, i fanghi termali vengono oggi utilizzati per curare i dolori muscolari o quelli dovuti all’artrosi e all’artrite, per curare il mal di schiena e per dare un sollievo in generale a chi soffre. Ma la cura con il fango è qualche cosa che va al di là della semplice cura del mal di schiena e del dolore in genere.

Il cataplasma di fango porta sulla pelle - e tramite essa a tutto l’organismo - una serie di forze curative naturali tra cui si possono riconoscere le forze curative elementari legate ai 4 elementi: il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra. Per essere più espliciti possiamo dire che nell’argilla contenuta in un determinato fango vivono le forze del fuoco legate al calcio, quelle dell’aria e della luce legate alla silice, quelle dell’acqua legate all’alluminio e quelle della terra o del sale legate all’ossigeno. 

Sempre nell’argilla vivono le tre forze capaci di regolare l’equilibrio delle tre sfere del corpo umano: la sfera del capo (pensiero), quella respiratoria (ritmica) e quella metabolica e riproduttiva (volontà), rispettivamente attraverso le forze della silice, dell’alluminio e del calcio. Personalmente ritengo che l’applicazione del fango costituisca in ultima analisi una cura omeopatica generale che attraverso la pelle investe l’intero organismo.

Jean Valnet, un medico naturopata scomparso di recente, affermava che l’argilla cura “più con la sua presenza che con la sua mossa”, esprimendo con questa affermazione un concetto omeopatico. Nella medicina omeopatica, come è noto, è la qualità racchiusa in una determinata sostanza che cura, non la quantità.
Oggi è possibile godere in una certa misura delle proprietà terapeutiche e cosmiche dei fanghi anche a casa propria, utilizzando l’argilla. Questa preziosa sostanza naturale può essere usata a scopo terapeutico sotto forma di cataplasma o di polvere per il bagno per curare i dolori muscolari o quelli dovuti all’artrosi, all’artrite, agli stiramenti, alle slogature... 
Applicando un cataplasma di argilla su di un arto fratturato (evidentemente dopo la rimozione del gesso!), si accelera la formazione del nuovo tessuto osseo. Negli ematomi e nelle cisti, sia cutanee che ovariche, se ne accelera il riassorbimento. Molto utile, inoltre, l’applicazione del cataplasma di argilla prima e dopo un’irradiazione, ad esempio per assorbire la radioattività residua rimasta sulla pelle dopo una schermografia o anche dopo un’applicazione di raggi al cobalto (come avviene nella cura dei tumori).

In tutti questi casi e in molto altri, l’argilla, sia sotto forma di fango termale che sotto forma di cataplasma preparato in casa o di bagno sempre casalingo, mostra tutta la sua forza terapeutica. Sotto forma di maschera di pulizia e di bellezza per il viso, sotto forma di maschera per i capelli, sotto forma di maschera modellante per il corpo o per il seno, inoltre, rende la pelle più giovane ed elastica e mostra l’altra sua valenza, fortemente cosmetica.
Alla luce di quanto abbiamo esposto è auspicabile un maggior uso sia dei fanghi che dell’argilla preparata in casa per applicazioni terapeutiche e cosmetiche.

Suggeriamo di seguito due preparazioni con l’argilla che si possono realizzare facilmente a casa propria.

Impiastro o cataplasma:
- Acqua minerale non gassata - 1 bicchiere
- Olio extra vergine di oliva - 1 cucchiaio da minestra
- Argilla verde essiccata al sole, tipo fine - 1 bicchiere circa 
In una tazza mescolare energicamente l’acqua con l’olio, quindi aggiungere l’argilla, poco a poco e continuando a mescolare. Si otterrà il cataplasma d’argilla pronto per essere applicato sui capelli, sul viso, sul seno o sul corpo.
Si può aggiustare la consistenza del cataplasma aggiungendo ancora un poco di argilla o un poco di acqua, rendendolo così più o meno fluido.
Il tempo di applicazione varia dai 5 ai 30 minuti. Per rimuovere l’argilla dopo 5 minuti è consigliabile usare una spugnetta inumidita, mentre dopo 30 minuti l’argilla si sarà seccata e si sgretolerà facilmente.

Bagno con l’argilla:
Nella vasca piena di acqua calda aggiungere una grossa manciata di argilla verde essiccata al sole, tipo fine. L’argilla si disperderà spontaneamente nell’acqua formando come una specie di nuvola. Il leggero movimento delle braccia e delle gambe servirà a mantenere l’argilla in soluzione.
Trascorso il tempo del bagno, asciugarsi senza sciacquarsi.
E’ bene lasciare sulla pelle il sottile film di gel di argilla che proteggerà la pelle e al tempo stesso l’arricchirà di oligoelementi.
Non rimane che provare! 

1) Nella regione africana del Buruli un gruppo di missionari curano attualmente la cosiddetta lebbra del Buruli con applicazioni di cataplasmi di argilla. Per maggiori informazioni rimandiamo al sito www.actionburuli.com

Un grazie per la collaborazione a

Giuseppe Ferraro

ed a LUMEN, il Giornale della Natura


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