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Le controindicazioni delle diete dimagranti iperproteiche

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Le controindicazioni delle diete dimagranti iperproteiche

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Chi vuole dimagrire cerca spesso rimedi rapidamente efficaci e poco faticosi, che non richiedano un drastico cambiamento delle abitudini di vita.

Su questo filone, oltre ai vari prodotti cosmetici che promettono soluzioni miracolose per cellulite e centimetri di troppo, si sono inserite negli ultimi anni le diete iperproteiche che vengono utilizzate ormai quasi in tutti i centri di dimagramento.

Esse si rivelano assolutamente inutili e per di più dannose.

La beffa maggiore, se non bastassero i danni, sta nel fatto che queste diete a basso contenuto o talvolta addirittura quasi prive di carboidrati non fanno diminuire la "massa grassa", cioè i depositi di "ciccia" oggetto di desiderio di chi inizia una dieta "dimagrante", ma riducono il peso corporeo facendo perdere l’acqua e la massa muscolare del nostro organismo.

Infatti quando il nostro organismo si trova a dover fare i conti con una dieta a basso contenuto di carboidrati, non è in grado di utilizzare, e quindi non consuma, i grassi che ha depositato come riserva energetica nel tessuto adiposo, e tantomeno gli zuccheri (Glicogeno) di deposito.

Vengono invece intaccate le proteine introdotte con gli alimenti e parte delle proteine costituenti il muscolo: dalla loro demolizione vengono ricavati gli aminoacidi ramificati necessari per sintetizzare il glucosio, utilizzato poi a fini energetici.

Il risultato di questo intricato processo è il mantenimento dell’adipe, cioè del grasso sottocutaneo e di quello viscerale, e la perdita della massa muscolare.

Queste trasformazioni metaboliche producono inoltre molti "scarti" (=Acido Urico ed altri Acidi fissi), che per non depositarsi a livello articolare vengono eliminati insieme a calcio ed elevate quantità di acqua attraverso le urine, rendendo così più rapido il cammino verso l’osteoporosi.

Ma non è tutto. L’organismo così stressato da questo materiale in eccesso da eliminare mette in funzione quella parte di rene (nefroni sottocorticali) che di solito viene tenuta a riposo per le situazioni critiche, causando nel tempo (breve o lungo è una questione individuale) danni renali irreversibili.

Queste diete, inoltre, a causa della scarsa o mancata introduzione di carboidrati (pane, pasta, riso, patate,…), producono uno stato di Chetosi (volgarmente noto come "Acetone") che, oltre a provocare inappetenza, può anche intossicare l’organismo. In questa situazione di allarme vengono eliminati, come ad esempio nel diabete, ingenti quantità d’acqua per allontanare i corpi chetonici solubili (tra cui l’Acetone), provocando uno stato di disidratazione, principale responsabile della perdita di Peso.

Vorrei ricordare inoltre che le proteine consigliate in queste diete sono sempre di origine animale e quindi particolarmente ricche di grassi saturi e colesterolo che mettono a rischio principalmente la salute del nostro apparato cardiocircolatorio, ma aumentano anche l’incidenza di alcuni tipi di tumore (Colon, Mammella, …), e delle principali malattie degenerative. Tali grassi in eccesso possono inoltre provocare o acuire, nei soggetti predisposti, dolori articolari ed acne.

Se vogliamo invece soffermarci a riflettere sul significato greco originario della parola "dieta", sconosciuto ai più (spesso anche agli addetti ai lavori), esso significava "stile di vita". Quindi, la persona che ha bisogno di perdere peso ha bisogno di modificare il proprio "stile di vita" e quindi di ricevere un insieme di suggerimenti, tra i quali quelli alimentari, per poter recuperare il proprio peso forma.

In realtà questa sarebbe la via corretta per perdere peso senza il pericolo di recuperarlo poi, ma anche per attuare una efficace prevenzione per sé ed i propri familiari nei confronti di tutte le patologie sopraelencate.

Un grazie per la collaborazione alla Dr.ssa Michela Trevisan ed alla Società Scientifica di Nutrizione vegetariana


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